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di Alessandro Raveggi regia
di Alessandro Raveggi con
Irene Barbugli, Tommaso Gabbrielli, David Manuguerra, Francesca sonorizzazioni
di Vieri Bougleux
Nos
haec novimus esse nihil (Tra reality e fiction, dedicato a Bertolt Brecht.) Nella condizione iper–mercantilistica, in cui la mistica Merce gode di sé stessa, il precariato, lo spaesato, l’esausto è gabbia, strategia, o forse possibilità… Perché la finzione è una vertigine, perché è un’esposizione (al sole cocente, alla luce accecante, al vento sferzante, al freddo irrigidente, al pubblico ludibrio onnipresente), perché si è nudi nel labirinto, braccati da impreviste insidie, da un’eco di voci, o ci imbattiamo in specchi, in una casa degli specchi, casa degli orrori, che ci ridicolizzano, dove ci perlustriamo i corpi, con narcisismo, freddezza, raddoppiandoci. "Una maschera, anzi una visiera, che può sempre non nascondere, sotto l’elmo, alcuno sguardo vivente. L’automa mima il vivente. La Cosa non è né morta né viva, è allo stesso tempo morta e viva. Sopravvive. Astuta, inventiva e insieme macchinale…. macchina da teatro" (J. Derrida).
Ed il padre è morto. Gary Piccione is dead. Il manager delle stellette, dei nuovi mendicanti, è in putrefazione, cadavere parlante. Il suo reality show STARDUST sta implodendo, la sua accademia dello spettacolo si sta polverizzando, polvere di stelle, polvere alla polvere, fine delle finzioni, della Storia, promessa escatologica. Polly Anna diverrà forse la popstar prodotta e circuita dal manigoldo rapper MC Health, l’abile affarista del Reale, di stenti e taglieggiamenti. Come lavorare e muoversi tra tutte queste finzioni, travagliandole, tormentandole? E quale possibilità, quale soluzione, quale giustizia, quale interruzione (messianica) darà l’apparizione di uno spettro, lo spettro di Wanda Osiris? "It is past midnight, bitterly cold, and dark except for the faint light of the stars…" (Shakespeare, Hamlet).
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